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Il Canapaio parte 2

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Il Canapaio parte 2

Messaggio Da RaYoZ il Ven Gen 06, 2012 11:44 pm

3.8 SINSEMILLA

La miglior produzione di resina, come qualità e come quantità, si ha eliminando le piante maschio prima dell'apertura dei fiori e il conseguente rilascio di polline, per non permettere alle piante femmine di essere fertilizzate e quindi di produrre semi (sinsemilla è una parola spagnola, che significa "senza semi").
La resina si forma principalmente sui fiori femminili; se non fertilizzata, la pianta femmina continuerà a produrre nuovi fiori e in essi si formeranno sempre più nuovi tricomi ghiandolari. Questo processo può durare, a seconda delle varietà, delle condizioni climatiche e della disponibilità di sostanze nutritive nel terreno, fino a quattro e più mesi.
Se non fertilizzato, il fiore comincerà comunque a ingrossarsi, ricoprendosi sempre più di resina fino all'eventuale senescenza e/o morte. I pistilli si essiccheranno e, all'ingrossamento del fiore, cadranno.
La scelta del momento della raccolta dipenderà dalle preferenze personali. [fig 14-17-18-19-20]



3.9 ERMAFRODITISMO

In stagione avanzata e dopo un lungo periodo di fioritura, a volte le piante femmine non inseminate si "accorgeranno" della mancanza dei maschi e, se in buona salute in uno sforzo finale produrranno alcuni fiori maschili, che potranno impollinare quelli femminili (sia della stessa pianta che di quelle vicine), e produrre dei semi [fig. 15].
Le piante che nasceranno da questi semi saranno quasi sicuramente femmine, essendo dominante il gene femminile, ma con forte tendenza all'ermafroditismo.
Questo risulterà in una diminuizione di qualità come potenza, resistenza al le malattie, ecc. È meglio, per conservare e esaltare le caratteristiche ricercate, incrociare fra di loro piante di sesso opposto, anche se può essere una tentazione il cercare di avere unicamente piante femmine.


3.10 RACCOLTA

Il momento della raccolta delle varietà da resina può variare a seconda delle varietà stesse e della qualità di resina desiderata. È importante avere una visione di come si formano e si degradano i vari cannabinoidi (sostanze aromatiche presenti nella resina, fra cui si trovano i costituenti psicoattivi, CBD- THC-CBN, della canapa) per poter decidere quale sarà il momento migliore per la raccolta.
Si ritiene che la diversità di effetto nelle diverse varietà di canapa sia correlata con le differenze nella percentuale di cannabinoidi presenti. Il THC (tetraidrocannabinolo) è il costituente psicoattivo di maggior importanza, e ha un azione sinergica con piccole quantità di CBD (cannabidiolo), CBN (cannabinolo) e altri cannabinoidi presenti. [fig. 16]

Nello schema vediamo come il Cannabidiolo, CBD, si trasformi in Tetraidrocannabinolo, THC, e questo si degradi poi in cannabinolo, CBN. Il CBD ha di per sé un'azione psicoattiva limitata, ma può reagire con il THC e modificarne il suo effetto, specialmente in forma più sedativa. Anche il CBC (cannabicromene, presente in quantità limitate) è leggermente psicoattivo e può interagire in sinergia con il THC per alterarne l'effetto. Esistono quattro tipi di isomeri di THC, che, come si è detto, è il maggiorresponsabile dell'effetto psicoattivo. I più attivi sono il Delta-1 THC (nella nostra nomenclatura è nominato Delta-9 THC) e Delta-6 THC (presente solo in piccole quantità).
Pure il CBN ha un'azione sinergica con il THC, e ne aumenta gli effetti "fisici" (nell'hascish, resina di cannabis scaldata e pressata, si ha una maggior degradazione del THC in CBN, e ciò ne spiega in parte la differenza di effetto).
La psicoattività totale è da attribuirsi alle percentuali dei cannabinoidi primari e dei loro omologhi presenti.
I cannabinoidi si trovano soprattutto nella resina secreta dai tricomi ghiandolari, che per la maggior parte sono concentrati nei calici dei fiori femminili e nelle foglioline a loro intorno. Vengono continuamente prodotti e continuamente si degradano. Un segnale del termine della produzione di cannabinoidi è il cambiamento dell'aspetto della resina, che da trasparente diventa prima translucida, poi opaca. Una resina trasparente chiara o di un leggero colore ambrato, indica che la sua produzione è ancora in corso. Quando incomincia a deteriorarsi, diventa translucida e poi opaca, di colore marrone o bianco.
Il momento migliore per il raccolto è dunque quando ci sono alti livelli di THC, modificati da CBD, CBC e CBN, per avvicinarsi all'effetto psicoattivo desiderato.
Siccome il THC si converte continuamente in CBN, e allo stesso tempo viene costantemente prodotto dal CBD, è importante raccogliere in un momento in cui la percentuale di THC presente sia la maggiore possibile.
Alcuni coltivatori preferiscono raccogliere presto, quando la maggior parte dei fiori è ancora provvista di pistilli e la pianta è nel momento del suo massimo potenziale riproduttivo (se venisse impollinata). L'effetto psicoattivo complessivo è più leggero, ma quasi esclusivamente cerebrale.
Altri raccolgono il più tardi possibile, quando ci sarà la maggior quantità di resina, e il suo effetto sarà più forte e più esteso anche al resto del corpo.
Raccogliere (e provare) alcune infiorescenze femminili ogni settimana, per un periodo di alcune settimane fino al raccolto finale, darà al coltivatore un campionario di fiori a tutti gli stadi di maturazione e creerà una base per decidere quando raccogliere nella stagione successiva.[fig. 17, 18,19,20]
La raccolta delle infiorescenze femminili, dove è concentrata la maggior parte di resina, può essere fatta in due modi fondamentali: individualmente, tagliando le infiorescenze dal ramo al momento del raggiungimento della maturazione desiderata; oppure tutte assieme, estirpando o tagliando l'intera pianta.
È da preferirsi, quando possibile, una raccolta individuale (scalare), perché le formazioni di fiori non sono mai mature allo stesso modo allo stesso tempo.

La rimozione delle infiorescenze superiori permette a quelle inferiori di ricevere più luce e di avere più spazio per una migliore maturazione, con un conseguente miglior raccolto, sia in qualità che in quantità. Inoltre i rami saranno divisi in pezzi più corti, e l'essiccamento dei fiori sarà più facile e rapido.
Se la pianta è raccolta intera, i fiori avranno bisogno di un tempo più lungo per seccare, perché tutta l'acqua contenuta nella pianta per evaporare deve passare attraverso gli stomi presenti sulla superficie delle foglie e dei fiori, invece che attraverso le estremità dei rami tagliati.
È da tener presente, d'altra parte, che un essiccamento più lento dà ai fiori un gusto più "morbido" e "rotondo". La percentuale delle infiorescenze femminili rispetto al resto della pianta, e la loro quantità, possono variare enormemente a seconda della varietà, delle tecniche di coltivazione e delle condizioni ambientali .La resa finale potrà quindi andare da pochi grammi a numerosi ettogrammi di sommità fiorite per pianta.
La raccolta delle cv. da fibra viene effettuata quando si è raggiunto il giusto livello del contenuto di fibra, ma prima che questa incominci a indurirsi e a lignificare. La fibra si ricava sia dalla corteccia che dallo stelo principale, e la

quantità di fibra è circa il 25% in peso degli steli essiccati. Il resto della pianta (foglie, rami, fiori, pezzetti di tronco) può essere usata come polpa per la produzione di cellulosa o utilizzata per la produzione di energia.
Attualmente in Europa la resa massima in fibra si aggira sui 10-12 quintali per ettaro, ma vai la pena di ricordare che la varietà italiana "Carmagnola", che forniva la fibra di miglior qualità al mondo, in Italia arrivava a dare anche 20 e più q./ha.; e, sempre in Italia, si era arrivati all' inizio degli anni '60 a creare varietà ibride che rendevano fino a 37 q./ha. di fibra (in condizioni ottimali di coltivazione).
I semi sono raccolti quando completamente maturi tagliando i campi di piante femmine e rimuovendoli successivamente dalle piante, sia a mano che tramite macchinari. La percentuale di semi nelle cv. utilizzate per questo scopo può essere superiore al 50% del peso secco totale della pianta. Il resto può essere utilizzato come materiale da polpa. .
Nel caso di coltivazione indoor (conveniente solo per produzione di infiorescenze) il raccolto finale potrà variare fra i 200 ed i 400 grammi di fiori per m2 (Vedi appendice).



3.11 CONSERVAZIONE

Appena dopo la raccolta, i rami, le piante intere e le sommità fiorite andranno appesi capovolti, con la parte superiore in basso, a una distanza sufficiente per permettere all'aria di circolare tra loro, e all'ombra (i raggi solari brucerebbero le piante e rovinerebbero la resina. La luce è la causa di più rapida degradazione dei cannabinoidi; per questo è importante, dopo la raccolta, conservare sempre le nostre piante al buio). Essendo capovolte, le foglie presenti coprono le infiorescenze e ne proteggono la resina. Meno le sommità fiorite vengono maneggiate, meno resina viene asportata, e risulteranno migliori sotto ogni aspetto.
Se presenti, eventuali parti di pianta attaccate da muffe, devono essere separate dal resto del raccolto. Dopo la raccolta, vengono rovinati più fiori per un cattivo "maneggiamento" che per qualunque altra causa.
Il posto per l'essiccazione dovrà essere ventilato, asciutto e avere una temperatura fra i 15 e i 25 gradi centigradi. Un'essiccazione lenta dà alla canapa un miglior aroma, un gusto più armonioso e permette una migliore maturazione complessiva. Dopo 10-20 giorni (a seconda della temperatura, dell'umidità dell'aria e del volume delle infiorescenze), i rametti che portano i fiori, se piegati, si spezzeranno facilmente. A questo punto i fiori saranno abbastanza secchi da poter essere conservati senza il pericolo di sviluppare muffe e funghi (fig. 21)
Deve rimanere nelle infiorescenze circa il 10% di acqua. Se non viene mantenuta una certa quantità d'acqua, la resina perderà potenza e i fiori si disintegreranno.
La conservazione può avvenire in vasi di vetro, che è il miglior materiale per conservarne intatto l'aroma; oppure in sacchi di carta, dove, permettendo la traspirazione, sarà più improbabile lo sviluppo di muffe e dove le sommità fiorite potranno avere un'ulteriore maturazione, e sviluppare aromi e gusti non presenti in precedenza.
Questo processo può durare dai 2 ai 6 mesi. In presenza della corretta umidità si ha una leggera fermentazione ("concia"), in cui parte degli amidi

presenti si trasforma in zuccheri, rendendo il gusto più morbido e meno acre.
Un'infiorescenza, dopo la raccolta, non è più morta di quanto potrebbe esserlo una mela. Durante l'essiccazione, e anche dopo essere impacchettati e rinchiusi, i nostri fiori continueranno a maturare, come farebbe una mela, ed eventualmente a decomporsi.
La stagionatura successiva alla raccolta fa sì che la resina e i cannabinoidi finiscano di maturare, ed elimina il gusto, talvolta spiacevole, di "verde" (dovuto alla clorofilla e altri pigmenti, che si decomporranno). Durante questo periodo si creano nuovi gusti e aromi, diversi dalle infiorescenze fresche.
Si ritiene anche che la biosintesi dei cannabinoidi possa continuare per un certo periodo dopo il raccolto. La presenza di ossigeno nell'aria causa una lenta decomposizione del THC in CBN (come anche la luce e il calore), quindi, quando la maturazione sarà completa (a seconda dei gusti personali del coltivatore), le infiorescenze verranno rinchiuse ermeticamente e riposte in luogo fresco e al buio.
Dopo l'essiccamento e la maturazione, i nostri fiori di canapa saranno pronti per essere usati, sia a scopo sacramentale, che farmaceutico, salutistico o semplicemente ricreazionale.
L'assunzione può avvenire a esempio tramite inalazione, bruciando la sostanza come si farebbe per il tabacco: con pipe di vario genere (le pipe ad acqua trattengono le sostanze presenti nel fumo come residui di combustione, e sono quindi più salutari), oppure avvolgendola in cartine per sigarette.
Un altro modo di assumere la sostanza è tramite ingestione (molto più difficile da dosare). Se ingerita, la canapa deve sempre essere prima cotta per un periodo di tempo abbastanza lungo, almeno 40 minuti, per permettere al THC di assumere una forma attiva

(per essere attivo, il THC deve "decarbossilare", perdere un atomo di carbonio, cosa che invece con la combustione avviene automaticamente). Inoltre con la cottura vengono ammorbiditi i "cistoliti" (formazioni di calcio a forma di pelo presenti in tutta la pianta, che le servono come difesa contro gli animali), che potrebbero provocare infiammazioni all'apparato digerente.[fig. 22]

3.12 DERIVATI

In alcune culture (principalmente nella fascia che va dal Marocco, attraverso il Nordafrica e l'Asia Minore, e comprende le montagne del Caucaso, fino all'Himalaya, dall'Afghanistan al Nepal), si usa distaccare la resina dalle infiorescenze di canapa. Con la resina, più o meno pura (esente da altre parti vegetali), si ricava l'Hashish.
Principalmente ci sono due modi per ricavare l'hashish: dopo l'essiccazione dei fiori, questi vengono passati su di un setaccio (generalmente di seta), posto sopra a un recipiente. La resina, per lo sfregamento sulla seta, si distacca dai fiori, passa attraverso il tessuto e viene raccolta nel recipiente. Segue in genere una pressatura del materiale ricavato.
Oppure si sfregano delicatamente le palme delle mani sui fiori delle piante ancora vive, e si stacca poi la resina che è rimasta attaccata alle mani stesse. Questo metodo si usa soprattutto in Himalaya, ed è molto laborioso: in un giorno di lavoro è difficile ricavare più di 20-30 grammi di resina. Il prodotto così ottenuto è detto Charas.
È possibile ricavare dalla canapa un estratto, che può essere usato anche a scopo ricreazionale, ma che soprattutto è stato utilizzato per millenni come medicinale per la maggior parte delle infermità dell'uomo.
L'estratto, come ogni altro estratto vegetale, si ricava facendo macerare in un solvente come l'alcool puro (95-96%) le foglie e i fiori essiccati e polverizzati per un periodo di tempo che può variare da 8- 10 ore (riscaldando il tutto) a 5-28 giorni (a freddo). L' estrazione a freddo è da preferirsi. Una estrazione quasi completa si potrà avere con un volume di materiale in dieci volumi di alcool. Filtrare il tutto (insieme al solvente e alle sostanze disciolte non devono rimanere parti solide, i filtri di carta fanno un buon lavoro), fare poi evaporare il solvente (a bagnomaria: l'alcool evapora prima dell' acqua). Sarà più sicuro non usare fiamme libere: con una piastra elettrica non si correranno rischi di incendio a causa dei vapori di alcool. Quando tutto il solvente se ne sarà andato, sul fondo del recipiente rimarrà l'estratto (comunemente chiamato "olio"), che sarà composto da un'alta percentuale di resina, fino al 60% e la sua composizione dipenderà da quella del materiale di partenza.
Un ottimo medicinale è l'estratto ricavato dai maschi, generalmente raccolti prima della maturazione (alle prime avvisaglie di fioritura) e quindi con una percentuale più alta di CBD (il precursore del THC), che ha notevoli proprietà antibiotiche e antibatteriche. Negli studi fatti in Cecoslovacchia dal 1952 al 1955 si rileva che "I derivati di canapa possono curare praticamente ogni infezione che possa essere trattata con tetramicina, e hanno un'azione migliore di quest'ultima".
La canapa può essere anche usata in preparazioni alimentari. Di queste, le più comuni sono il Bhang, in India, e il Majoun, in tutti i paesi musulmani.
Il bhang è ricavato dalle foglie femminili dopo che sono state tolte le infiorescenze (che costituiscono la Ganja, con o senza semi), e dalle foglie e infiorescenze delle piante maschio. La sua preparazione è laboriosa, e richiede diverse ore. Il prodotto finale è cremoso, e viene confezionato in palline che possono essere mangiate direttamente o aggiunte a cibi o bevande (di solito "lassi", yoghurt: "lassi bhang). In India il bhang è venduto in negozi governativi. È detto essere un'eccellente tonico, e ottimo per la salute in generale. Il suo effetto di solito è un"'high" appena accennato, ma se preparato con le infiorescenze femminili (talvolta nei templi dedicati a Shiva, per il quale la ganja è sacra) può essere molto potente.
Il majoun è una specie di marmellata con spezie varie (talvolta anche oppio), frutta secca, zucchero, miele, foglie e infiorescenze femminili o hashish.

3.13 CICLI LUNARI

L'influenza delle fasi lunari sul ciclo di vita dei vegetali (e di tutti gli esseri viventi) non è mai stata presa in seria considerazione da parte della scienza "ufficiale". Ciò nonostante, chiunque coltivi la terra con metodi "biologici" può rendersi conto facilmente di tale influenza, e imparare quali siano i momenti migliori per le varie operazioni colturali.
In breve, potremo dire che in generale la luna crescente (da luna nuova a luna piena), favorisce le fasi di crescita, mentre quella calante favorisce quelle di assestamento.
Se possibile, ed essendo ideali anche le altre condizioni climatiche (temperatura dell'aria e del terreno, piovosità, ore di luce solare), sarà quindi consigliabile:
-con la luna crescente: semina e trapianto. La pianta in questa fase avrà una risposta più rapida e un più rapido accrescimento vegetativo
-con la luna calante: preparazione del terreno, concimazione, raccolta.
Le sostanze nutritive, se inserite nel terreno in questa fase, vengono dilavate meno facilmente e il terreno stesso mantiene meglio la struttura creata.
Alla raccolta si avranno una più lenta essiccagione, con conseguente miglior aroma, una più lenta degradazione delle sostanze psicoattive e degli aromi, ed una maggiore resistenza alle muffe e funghi, con la possibilità quindi di una migliore e più duratura conservazione.


3.14 IBRIDAZIONE

La canapa è una pianta estremamente adattabile a differenti climi, e facilmente incrociabile con varietà diverse, provenienti da diverse parti del mondo. La creazione di varietà ibride (incrociando piante con un patrimonio genetico, e quindi caratteristiche, differenti), può essere vantaggiosa perché si potrà usufruire del "vigore ibrido" e perché, tramite sapiente selezione, potremo avere con facilità le caratteristiche desiderate dalle nostre piante di canapa.
Il vigore ibrido si ha incrociando due piante della stessa famiglia, ma con caratteristiche diverse: le piante della 1 a generazione d'incroci saranno più grandi, più uniformi, più resistenti alle malattie e più produttive di entrambi i genitori di partenza (da cui avranno ereditato i caratteri dominanti [fig. 23]).
Nella seconda generazione (incrociando gli ibridi di prima generazione fra di loro), il vigore ibrido non è più presente, e si ha una grande differenziazione nelle caratteristiche delle singole nuove piante. Da qui si può partire, tramite selezione, per la creazione di una cv. stabile (di "linea pura"), con le qualità desiderate (ad es.: altezza, rapida maturazione, percentuale di fiori/foglie, potenza, resistenza alle malattie e alle condizioni climatiche, produzione di fibra, polpa o semi, ecc. ecc.)[fig.24]
È anche possibile, per mantenere il "vigore ibrido" in ogni ciclo di coltivazione, selezionare le migliori piante della 1 a generazione di ibridi e incrociarle ogni volta con cv. di caratteristiche diverse tra loro, aumentando così il patrimonio genetico, e con la possibilità di avere le caratteristiche desiderate sempre più risaltanti (ma il lavoro di selezione sarà sempre più difficile).


3.15 TALEE

La produzione di talee è utile soprattutto nel caso di coltivazioni "indoor", non dovendo il coltivatore dipendere dalle condizioni climatiche e di luce/buio esterne.
La talea si ha tagliando una porzione di pianta madre e facendo sì che produca radici. Tutte le pianti ne (cloni) ricavate da una pianta madre avranno esattamente le stesse caratteristiche del genitore. Si potranno avere quindi tutte piante femmine, con le stesse qualità (ed esigenze) del genitore, conoscendo in anticipo quest'ultima.
Per la produzione di talee, la pianta madre dovrà essere in fase di accrescimento vegetativo, che si ottiene fornendo 18 ore di luce e 6 di oscurità alle piante.
Tagliare con un rasoio o con un coltello ben affilato la parte terminale (812 cm.) di un ramo, staccare le foglie più basse e mettere le talee immediatamente in acqua tiepida (se dovesse entrare dell'aria nella parte di ramo appena tagliata, la talea potrebbe morire).
Tagliato il numero di talee desiderato, si possono sistemare in un vaso con terreno di crescita. Per stimolare la rapida formazione di radici si possono usare prodotti a base di ormoni per talee erbacee. Subito dopo l'applicazione del prodotto, si dovrà sistemare la talea nel terreno di crescita.
Si può usare un terriccio leggero, torba, sabbia, perlite (pure o mischiate in varie percentuali), oppure lana di roccia o terreno artificiale, in vendita nei negozi di floricoltura. La lana di roccia e il terreno artificiale hanno caratteristiche ideali per le talee: sono sterili, a PH neutro, e trattengono molta aria (l'ossigeno è necessario per la formazione delle radici [fig. 25), ma sono spesso trattati chimicamente e tossici per la nostra salute.
È necessario in ogni caso, che il terreno di crescita si possa mantenere ben aerato e abbia una reazione neutra. È molto importante mantenere alta l'umidità dell'aria (almeno 80%), finché non si saranno formate le radici. La temperatura dell'aria e del terreno non dovrà essere superiore a 20024° C, altrimenti le pianti ne si allungheranno eccessivamente senza avere la robustezza necessaria per reggersi e potranno morire. Una rapida formazione delle radici è indispensabile per la sopravvivenza delle talee. Esistono in commercio "scatole di germinazione", che possono essere di valido aiuto per la formazione delle piantine. Vediamo in sequenza le operazioni necessarie per preparare una talea [fig. 26]:
1- porzione di pianta (fusto centrale o ramo) da cui ricavare la talea
2- rimozione del meristema centrale
3- taglio della talea (8-12 cm.; due coppie di foglie)
4- rimozione della prima foglia con l'inizio di ramo nella parte inferiore della talea. Da qui si svilupperanno le prime radici.
5- rimozione della seconda foglia (con il ramo). A questo punto si può applicare un prodotto ormonale per talee erbacee, per favorire la formazione dell' apparato radicale, sulla parte di talea che sarà inserita nel terreno (non é comunque necessario- se usato seguire le istruzioni sulla confezione).
6- inserzione della talea nel terreno di crescita, in modo che la porzione da cui sono stata tolte le foglie (con i loro rami) rimanga almeno 5 cm. sotto il livello del terreno.
La formazione delle radici avverrà in 7-14 gg.
Non togliere le due foglie rimaste alla talea, in quanto sono necessarie per mantenerla in vita finché non attecchiranno le radici.
Un'altro metodo efficace per preparare talee (in questo caso si chiamano "margotte") è illustrato nel seguente schema [fig; 27] per non aprire le margotte così formate usare una siringa ipodermica per bagnare la torba (se necessario, oltre all'acqua potranno venire iniettate sostanze per la crescita delle radici e funghicidi).
Non bagnate eccessivamente, perché il rametto della pianta madre potrebbe marcire. Se c'è la possibilità di controllo continuo, invece del foglio di plastica è
meglio usare una tela o un tessuto di carta per la traspirazione. Dopo 2-4 settimane si potranno cominciare a vedere le radici spuntare.

A questo punto si può tagliare il rametto e trapiantarlo con la torba intatta (togliendo la plastica o la tela).
Dopo un paio di giorni all'ombra si potrà piazzare la nuova piantina alla luce.


3.16 PARASSITI E NEMICI DELLA CANAPA

Premesso che il nemico più pericoloso per la canapa è l'uomo, che con ilproibizionismo contro questa pianta é quasi riuscito ad eliminarla dal mondo (ed é riuscito a perdere, forse per sempre, alcune delle varietà più preziose), e che quando non la considera con ostilità spesso la vede con cupidigia, vediamo quali possono essere le cause di attacchi esterni contro le nostre piante.
Anche se la canapa viene spesso (e a ragione) considerata un diserbante ed un insetticida naturale, in particolari condizioni (soprattutto con varietà non ancora adattatesi all'ambiente di crescita, come può essere il caso di sementi importate) si possono avere dei problemi causati da parassiti come insetti, muffe o funghi.
In caso di coltivazione all' aperto la difesa migliore da ogni tipo di parassita è la scelta di varietà ben adattate all' ambiente, che difficilmente avranno gravi problemi di infestazione. Importante sarà anche lo stato di salute delle piante: una pianta vigorosa sarà molto più resistente ad attacchi esterni di una con una crescita stentata.
Una buona tecnica colturale contro gli insetti è quella di consociare alla canapa piante come l'aglio, che tengono lontano la maggior parte degli insetti nocivi.
In caso di attacchi di afidi, ragnetti o metcalfa, oltre alla rimozione manuale o con una spugna, si può usare un' insetticida naturale come il piretro, oppure preparare infusi e macerati diversi di tabacco, ortiche, spezie e aromi vari, tutti perfettamente organici, e poi spruzzarli sulle piante (solo se in fase vegetativa). Una spugna imbevuta di alcool potrà servire ad eliminare la maggior parte degli insetti, ma non dimenticate poi di lavare abbondantemente il fogliame delle piante così trattate.
Si possono anche utilizzare predatori naturali degli insetti nocivi, ma all'esterno questi ultimi dovranno essere rimpiazzati spesso. E' da evitare assolutamente l'utilizzo di insetticidi chimici, in quanto, oltre al danno ambientale, contengono sostanze che lasciano residui pericolosi per la salute dei futuri consumatori dei prodotti trattati chimicamente.
Un problema per alcune varietà può essere un attacco di botrite (muffa bianca). Tagliare immediatamente ed allontanare dalla piantagione tutte le parti di pianta colpite da questa muffa, disinfettare gli attrezzi di lavoro ed eseguire un trattamento a base di zolfo in polvere. Evitare di irrigare con acqua fredda, eliminare tutte le foglie morte o completamente ingiallite, favorire una migliore illuminazione ed un miglior ricambio d'aria, evitare stress idrici (terreno troppo secco o troppo bagnato), evitare carenze nutrizionali, ed introdurre nel terreno di crescita soltanto materiale organico completamente decomposto sono misure di prevenzione necessarie per evitare la formazione di muffe o funghi dannosi.
Attacchi anche gravi contro le piante nelle prime settimane di vita possono provenire dagli uccelli, dalle lumache e dalle chiocciole: in poche ore possono distruggere completamente tutte le piante presenti. Per evitare un simile danno è bene trapiantare le piantine solo dopo 3-4 settimane dalla nascita.
Nel caso di roditori (topi, conigli, minilepri), che possono attaccare le piante adulte, sarà utile un pezzo di rete metallica a maglie strette che possa circondare il tronco, alto almeno 25 cm.Per allontanare animali di taglia maggiore, la miglior prevenzione è quella di recintare la piantagione. Questo spesso non é possibile. Potrà essere d' aiuto.lasciare odori umani (orina, sudore) intorno alle piante per allontanare la selvaggina.
Per evitare gli attacchi più pericolosi.. quelli da parte degli esseri umani, la miglior misura di prevenzione è il silenzio.
In caso di coltivazione "Indoor". Ia prima cosa per evitare infestazioni di qualunque genere è la pulizia estrema dei locali, del terreno, dei vasi, degli attrezzi di lavoro e del coltivatore stesso. Sarà poi necessaria una buona e continua ventilazione dei localì.. Il tasso dì umidità non dovrà superare il 60%. Non introdurre animali di alcun genere nei locali di crescita.

4. CONCLUSIONE

Mia nonna mi insegnò ad avere amore perla terra, e mi diceva: " val più la pratica che la grammatica ". Si possono leggere centinaia di libri, ma l'esperienza diretta è la cosa più importante. E utilissimo conoscere i principi teorici, ma l'applicazione pratica porta a una conoscenza profonda, che va oltre a ogni nozionismo. Solo con l'esperienza con il far nascere.. veder crescere, accudire con impegno ed .infine raccogliere al momento giusto le nostre piante di canapa, potremo entrare io contatto con un essere vivente (un vegetale)p che, come tutti gli esseri viventi, ha le sue proprie esigenze, le sue preferenze e i suoi nemici. Solo dando amore a un altro essere potremo venir ricambiati.
La canapa da sempre è stata compagna dell'uomo, e da sempre l'uomo ha avuto da questa pianta grandi benefici. È in atto un tentativo di eliminare la canapa dal mondo. Da 70 anni si sta combattendo una vera e propria guerra contro questa pianta, con offensive, fronti, prigionieri e vittime. Ci si augura che prima o poi comunque la canapa sia nuovamente legale (come si può criminalizzare un vegetale?), e possa essere nuovamente utilizzata in tutte le sue possibilità.
Vista in prospettiva la sua criminalizzazione apparirà un residuo dei tempi "oscuri" dell'inquisizione medioevale (in effetti proprio da lì è paritita la condanna di tutte le "sostanze" non approvate dal "potere").
Sta a noi, con il nostro impegno quotidiano di rivalutazione di questa sostanza, che "può ancora salvare il mondo", (J. Herer), far sì che il futuro possa essere, per tutti, più luminoso.

5. APPENDICE

ESEMPIO DI COLTIVAZIONE INDOOR PER USO ESCLUSIVAMENTE PERSONALE
Sperando che presto sia riconosciuto agli esseri umani, da parte di altri esseri umani, il diritto di far crescere ed usufruire di un vegetale.
Dove le condizioni climatiche o qualunque altro impedimento, come la necessità di sicurezza personale o soltanto il fatto di vivere in un centro urbano, non consentano sempre di poter avere raccolti soddisfacenti all'aperto, può essere molto interessante considerare la possibilità di coltivazione in un locale chiuso, con luci artificiali.
Una lampada al sodio versione "agro" (con più blu nello spettro rispetto ai modelli normali) è la migliore per essere utilizzata dalla nascita alla raccolta delle piante. Una lampada da 400 Watt potrà illuminare un' area di 1 m2, aumentabile del 20-30% grazie alla riflessione delle pareti (una superficie color bianco non lucido è la migliore in termini di costo/riflessione della luce/ praticità). Scegliendo una varietà precoce e con infiorescenze compatte (generalmente "indica" o incroci "indica/sativa"*) [*La stragrande maggioranza delle varietà di canapa del mondo sono "sativa". La varietà "indica cresce, allo stato libero, quasi esclusivamente sulle montagne dell' Indu-Kush (fig, 28). Molti coltivatori preferiscono l'effetto delle "sativa"; più mentale, più lucido e tonico. La pianta dello Indu-Kush dà un effetto più fisico, più rilassante, uniti ad un alto potenziale psicoattivo. Purtroppo gran parte delle migliori varietà "sativa" hanno un ciclo di crescita molto lungo, sono di grossa taglia e producono infiorescenze meno compatte (e quindi con minor materiale) della "indica". Per questo motivo in caso di coltivazione indoor, in cui è importante cercare di avere la massima quantità di raccolto nel minor tempo e nel minor spazio possibili, senza trascurare la qualità, si utilizzano per lo più varietà "indica" o incroci "indica/sativa ", in cui si manifestino le qualità più desiderate.]
e lavorando al meglio si potranno avere 200-400 grammi di infiorescenze dopo 4 mesi circa, ed in seguito una quantità simile ogni 60-80 giorni, in un' area di 120 cm. di lato.
In un' area del genere si potranno sistemare 64 vasetti (quadrati, di plastica) di 15 cm. di Iato. Riempiti i vasi di terriccio leggero e piazzato in ogni vaso uno o due semi (in caso non nascano tutti, in ogni caso non potrà crescere più di una pianta per vaso), si innaffi il terreno e si coprano i vasi con un foglio di pellicola trasparente per evitare che si secchi lo strato superficiale. La lampada dovrà essere distante almeno 60 cm. dalle cime delle piante e poter essere quindi spostata verso l'alto durante la crescita (se fosse troppo in alto non arriverebbe abbastanza luce). All'inizio, e per tutta la fase di crescita vegetativa si daranno alle piante 18 ore di luce e 6 di buio al giorno. Un timer (con un relé) è indispensabile per assicurare una corretta regolazione del ciclo giorno/notte. Sarà necessario un estratto re d'aria (un ventilatore che spinga l'aria fuori dall' ambiente di coltivazione) che possa sostituire continuamente l'aria utilizzata dalle piante (privata dell' anidride carbonica, necessaria alla fotosintesi e quindi alla crescita) e che eviti la formazione di muffe e funghi..
Le pareti dell' ambiente di crescita, bianche, non dovranno permettere l'infiltrazione di luce dall' esterno, perché in caso di mancanza di oscurità totale durante le ore di "notte", in fioritura si potranno avere strani fenomeni come ermafroditismo, ritardi della fioritura o mutazioni nella crescita.
Sotto ai vasi sarà necessario un telo impermeabile per trattenere l'acqua che potrà fuoriuscire dai vasi dopo le irrigazioni (il terriccio dovrà sempre mantenersi umido, ma l' acqua non dovrà mai ristagnare).
Sarà utile un termometro per il controllo della temperatura (25 gradi).
Non appena si vedranno spuntare le piantine si dovrà togliere la pellicola trasparente dai vasi, e per i primi 15 giorni le piante potranno essere irrigate solo con acqua.
Si potrà poi cominciare ad usare un fertilizzante mischiato all'acqua, ricco in azoto e possibilmente organico (non esagerare: con un eccessivo uso di fertilizzante le foglie cominciano ad arricciarsi e ad apparire come bruciate. Lavare immediatamente il terreno con abbondante acqua per permetterne il dilavamento).
Dopo 8-10 settimane di crescita vegetati va si cambierà il ciclo giorno/notte e si daranno 12 ore di luce e 12 di buio per stimolare la fioritura. Le percentuali di fertilizzanti dovranno cambiare, perché in questa fase le piante avranno più esigenza di fosforo e potassio. Spesso nelle coltivazioni indoor si possono manifestare carenze di magnesio. Usare un complesso minerale ricco di microelementi.
Trascorsi 8-15 giorni si vedranno chiaramente i primi fiori e si dovrà procedere all'allontanamento di tutte le piante maschio presenti. Questa operazione permetterà di avere un raccolto di "sinsemilla" e permetterà alle femmine di avere più spazio per sviluppare più infiorescenze.
Dopo circa 6-8 settimane di ciclo di fioritura si potranno individuare le piante che più si avvicineranno all'ideale personale. Si prepari un altro ambiente di crescita, delle dimensioni del primo, e lo si equipaggi con una lampada a ioduri metallici, più adatta per la sola fase di accrescimento vegetativo. Scelte le 2-4 migliori piante, si potino di queste le infiorescente in più avanzata maturazione, cercando di lasciare quanto più possibile intatto l'apparato fogliare (almeno il 40%). Si trapiantino le piante potate in un vaso più grande (30 cm. in diametro) e si provveda un' abbondante fertilizzazione azotata, senza esagerare.
I nuovi vasi saranno sistemati nel nuovo ambiente, dove verranno fornite loro 18 ore di luce e 6 di buio al giorno. Sarà meglio mantenere la lampada più distante dalle cime delle piante (80-90 cm.), perché le lampade a ioduri metallici emettono più calore, e potrebbero bruciare le punte."
In breve le piante potate ritorneranno in fase di accrescimento vegetativo, e da queste piante potranno essere ricavate numerose talee per diversi mesi. Mantenendo un ciclo di 18 ore di luce le piante potranno continuare a produrre nuovi rami e foglie, senza fiorire, per un tempo indefinito.
Tutte le talee ricavate saranno uguali alla pianta madre, e so/anno tutte femmine.Per far radicare le talee, si possono lasciare le nuove pianti ne nello stesso ambiente delle piante madri, cambiando temperatura e umidità dell' aria (20-23 gradi, 80% di umidità); oppure si può utilizzare un tubo al neon sopra ad una scatola di germi nazione (il tubo fluorescente dovrà essere ad una distanza di 5-15 cm. dalle cime delle talee).
Le talee, provenendo da una pianta adulta, potranno essere poste in fase di fioritura non appena avranno iniziato a sviluppare radici, ma sarà meglio, dopo averle trapiantate in vasi da 15 cm di Iato, farle crescere ancora per almeno un paio di settimane.
Prima di portare le nuove pianti ne nell' ambiente di fioritura (intanto si sarà provveduto al primo raccolto, dopo 8-10 settimane di fioritura), sarà necessaria una pulizia accurata del locale e di tutto quanto si troverà in questo ambiente.
Dopo 5-6 potature (un anno) le piante potranno cominciare a perdere energia: nelle nuove talee potranno mostrarsi fenomeni di nanismo, ermafroditismo, ecc. Sarà meglio a questo punto ripartire da semi (nel locale dove si trova la lampada a ioduri metallici) e lasciar finalmente fiorire le piante madri, trasportandole sotto la lampada al sodio (12 ore).
Le piante di canapa emettono un forte odore caratteristico. Per evitare che questo possa causare problemi di sicurezza personale, sarà sufficiente uno ionizzatore per ambiente ( generatore di ioni negativi, che eliminano gli odori e parzialmente sterilizzano l'aria) posto vicino agli ambienti di coltivazione.
Con due lampade in funzione, una per 18 ore ed una per 12, avremo un consumo di 12 KW al giorno, più circa 2-3 KW per i reattori delle lampade, il timer, l' estrattore d'aria e le dispersioni nei contatti, arrivando ad un consumo totale di circa 15 KW giornalieri, l'equivalente di uno scaldabagno domestico (1200 watt) in funzione per 12-13 ore al giorno.

fonte:Web

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